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Evento n° 475675
Data inizio: 10/02/2026
Data fine: 09/02/2027
Crediti assegnati: 5
Corso gratuito
https://stilemaeventi.it/event/pace
Il tema della pace occupa oggi una posizione centrale nel dibattito pubblico globale, in un contesto internazionale segnato dal ritorno della guerra come strumento ordinario di gestione dei conflitti e dalla crisi dell’ordine multilaterale. Il ciclo Pace affronta questa tematica da una pluralità di prospettive complementari — cristiana, comparativa tra Oriente e Occidente, filosofico-politica, femminile e letteraria — proponendo una mappa ampia e interdisciplinare per comprenderne le dimensioni culturali, religiose, filosofiche, antropologiche e politiche. L’obiettivo è fornire strumenti critici utili a interpretare gli effetti dei conflitti su individui e comunità, nonché a sostenere pratiche di dialogo, riconciliazione e coesione sociale.
Nella lezione Il pensiero cristiano sulla pace, Agostino Giovagnoli ricostruisce l’evoluzione del concetto di pace nella tradizione cristiana, dalle radici evangeliche fino alle principali espressioni del pacifismo cattolico contemporaneo. L’analisi attraversa snodi storici fondamentali, come la posizione di Benedetto XV durante la Prima guerra mondiale, l’elaborazione dottrinale dell’enciclica Pacem in terris, l’impulso al dialogo promosso da Giovanni Paolo II e le prese di posizione di Papa Francesco e di Leone XIV di fronte ai conflitti attuali. La pace emerge non solo come assenza di guerra, ma come costruzione spirituale e sociale che intreccia interiorità, ordine comunitario e responsabilità universale.
In Pace: Oriente e Occidente, Gian Pietro Comolli propone una lettura comparata delle modalità con cui diverse tradizioni religiose e culturali — ebraismo, cristianesimo, induismo e buddhismo — hanno elaborato, nel corso della storia, modelli di contenimento della violenza e di costruzione della pace. Attraverso strumenti dell’antropologia, della storia delle religioni e della filosofia morale, viene messo in luce il paradosso per cui cooperazione e conflitto condividono una comune radice evolutiva: i gruppi umani mirano alla propria sopravvivenza, ma cercano al tempo stesso strategie per limitare la distruzione. Dal monachesimo cristiano ai percorsi ascetici indiani, fino alla meditazione buddhista, la lezione confronta le diverse risposte culturali al problema della guerra, intesa come spazio di responsabilità etica.
Roberto Peverelli, in Kant e la pace perpetua, offre una rilettura attuale del pensiero di uno dei maggiori filosofi occidentali, collocandolo tra le guerre del Settecento e la crisi contemporanea delle istituzioni internazionali, a partire dall’ONU. Attraverso i concetti di foedus pacificum, diritto cosmopolitico e repubblicanesimo, viene analizzato il pacifismo giuridico come strumento politico volto a contenere la violenza tra gli Stati. La riflessione si estende al tema dell’“insocievole socievolezza” e alla fiducia, o sfiducia, nel progresso morale dell’umanità, interrogando i limiti e le potenzialità del pacifismo istituzionale nel mondo odierno.
La lezione di Francesca Rigotti, La pace nel pensiero filosofico femminile, approfondisce il contributo di alcune pensatrici — da Rachel Bespaloff a Simone Weil — alla riflessione su pace, guerra e natura umana. Lontane da una visione pacifista essenzialista, le filosofe presentano approcci differenti: Bespaloff interpreta l’Iliade come testimonianza della necessità tragica della guerra, mentre Weil denuncia la forza come potenza che annienta l’umano. Queste prospettive vengono inserite nel più ampio dibattito sulla natura dell’uomo — da Hobbes e Rousseau fino a Sadun Bordoni e Pinker — e sul ruolo del conflitto nella storia, riaprendo la questione se la guerra sia un destino antropologico o una forma storica superabile.
Infine, in La pace negli scrittori italiani del dopoguerra, Maria Anna Mariani analizza il modo in cui intellettuali e scrittori italiani hanno affrontato il tema della pace nel secondo dopoguerra. A partire dal dibattito sviluppatosi nel 1963 all’interno della redazione Einaudi attorno al Peace Speech di Kennedy, emergono tensioni tra fiducia e scetticismo verso la retorica pacifista, mentre il ruolo dell’Italia nella guerra fredda appare segnato da una complessa “zona grigia” di corresponsabilità. Vengono esaminate le posizioni di autori come Primo Levi, Franco Venturi e Carlo Cassola, attenti ai rischi connessi alla minaccia atomica ed ecologica, e quella di Italo Calvino che, con Le cosmicomiche, propone uno sguardo originale e anticonvenzionale, immaginando mondi senza esseri umani per interrogare la fragilità della condizione umana.
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